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Nel 403 a.C. il tiranno di Siracusa,
Dionisio I, distruggeva Naxos, la più antica (734 a.C.)
colonia greca di Sicilia, fondata da coloni Calcidesi dell'Eubea. Fa
abbattere le mura, le torri, le case. Ne aveva cacciato gli
abitanti, in parte venduti schiavi, in parte dispersi, che sciamano
risalendo la Valle dell'Alcantara per la protezione dei Siculi. Più
tardi nel 359 il greco Andromaco fonda, con altri calcidesi e
profughi della distrutta Naxos, Taormina (Tauromenion) su una
stretta terrazza che guarda a sud, vigilante della valle, e ad est
sul territorio di Naxos in decadenza. Se Taormina greca ha il suo
centro nel pianoro a nord (da cui si dirama la via che porta, verso
nord-est, al Teatro Greco, e lo sviluppo romano non ne muterà
sostanzialmente l'assetto, sarebbe toccato ai Bizantini che fanno di
Taormina una capitale spostarne l'asse all'estremità meridionale
della terrazza, dode si guarda sulla Valle dell'Alcantara. Bizantine
sono le due fortezze, sul monte Tauro e sul picco di Mola. E sarà
questa, nel piano di sud-ovest, la Taormina araba, e sempre qui a
sud crescerà il Borgo Normanno, tra la Porta di Mezzo e la Porta
Catania, tra il piano dei cannoni ed il Castello di Taormina.
L'attuale Corso Umberto che porta da Porta Messina si sviluppa fino
a Porta Catania, seguendo il tracciato della romana Via Valeria,
pretende senza riuscirvi di saldare in unità una polarità insanabile
fra la Taormina greco-romana e la Taormina bizantina-arabo-normanna,
l'una a guardare la costa, l'altra a dominare la valle.
La Torre
dell'Orologio con la Porta di Mezzo
separano Piazza IX Aprile dal Borgo
antico con le chiese di S. Caterina, San
Giuseppe dell'Addolorata, di San Giovanni e il
Duomo del XII secolo.
Dal Belvedere
della Piazza si può ammirare lo splendido
scenario che dalla collina del teatro, in
un'orgia di colori e di profumi, arriva fino
alle pendici dell'Etna con il vulcano stesso a
chiudere la serie delle meraviglie.
E la storia, non solo urbanistica di
questo luogo singolare, vede la città ruotare ora ad est ed ora a
sud in risposta ad una diversa funzione geopolitica che ne avrebbe
peraltro assicurata la vitalità urbana. Fra il Tre e il
Quattrocento, la vittoria del Borgo arabo-normanno si esalta
nell'insediamento del Duomo e nei palazzi-fortezza delle
grandi famiglie che hanno signorie feudali lungo la valle dell'Alcantara
e che usano quella via come strada commerciale per i prodotti, di
allevamento e di coltura.
Poco appresso, nel '500, la piccola
nobiltà ed i mercanti disporranno di edifici più modesti lungo
l'asse centrale della ex via Valeria; e così tornano a saldare alla
città normanna, vincente, quel che resta della città romana
decaduta. Taormina moderna è quindi il risultato dell'egemonia
espansiva del Borgo medievale sui "resti" dell'insediamento
greco-romano originario. Il Seicento è per la città il tempo della
decadenza: agli inizi del secolo la Corona 'vende' i casali di
Taormina a nord, la popolazione diminuisce e scivola in basso,
attratta dal lavoro e dalla maggiore prosperità della costa;
soprattutto la nobiltà e i mercanti lasciano per Messina di cui
Taormina è ormai un'esausta dipendenza. Dal 1700 si riparte dal
teatro Greco e dall'antiquaria europea che impone Taormina tra i
luoghi del viaggio in Sicilia: il Teatro Greco luogo- testimone
della grandezza passata della città, è anche l'eccezionale balcone
su una costa varia e selvaggia cui fa severo fondale a schimbescio
la massa nevosa dell'Etna.
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