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Leonforte - Cenni storici

La presenza dell'uomo sul territorio di Leonforte risale al paleolitico superiore. Tracce del periodo neolitico si trovano sul monte Altesina, nella zona Bozzetta o Guzzetta in contrada Mongiafora. Un antichissimo insediamento umano sul monte Cernigliere è documentato da grotte e da una necropoli. Tale insediamento nel IV secolo a.C. si spostò più a valle presso le sorgenti del fiume Crysas dove, probabilmente, venne fondata l'antica città sicula di Tabas Tavaca. Essa può essere considerata il nucleo primordiale su cui è sorta l'odierna Leonforte. Durante il periodo bizantino ed in seguito di quello arabo,poco lontano, fu edificato un castello detto Tavi, e si formò un casale nelle sue vicinanze. Con la conquista normanna il feudo passò da un signorotto all'altro fino a quando, durante la dominazione aragonese, a seguito della estensione in Sicilia del diritto di ereditarietà dei feudi , Nicolò Placido Branciforti, principe di Butera, conte di Raccuja, ricevette in eredità il feudo di Tavi. Certamente l'abbondanza d'acqua, ma anche il clime mite e la fertilità dei campi, indussero il principe a scegliere questo luogo per far sorgere un nuovo insediamento abitativo e popolarlo con il nome di Leonforte.

Leonforte, dunque, fu fondata nel 1610 dal barone di Tavi N. Placido Branciforti sul cui stemma gentilizio troneggiava un leone coronato d'oro. Il nome Leonforte fu scelto per eternare la stirpe dei Branciforti nella cui storia si racconta di un tale Obizzo che, nell'anno 802, quando Carlo Magno guerreggiava contro i Longobardi, si trovava nell'esercito carolingio in qualità di alfiere porta bandiera. Nella battaglia fu assalito da tre nemici che gli mozzarono le mani nell'intento di impossessarsi della bandiera. Obizzo, tuttavia, abbracciò con i moncherini la gloriosa insegna e resistette fino all'arrivo dei soccorsi. Carlo Magno, ammirandone il coraggio, lo ricompensò ordinando che la famiglia di lui, da branchis fortibus, assumesse il nome di Branciforti e che lo stemma gentilizio fosse un leone con una corona d'oro e due zampe mozze che con i moncherini sostiene l'orifiamma spiegata con tre gigli. ( Fonte: Guida ragionata alla città di Leonforte - Edito nell'anno 2005)

Di origini non antichissime, Leonforte deve la sua fortuna al principe Nicolò Branciforti che, nel Seicento, oltre a fondarla l'ha resa prospera e ricca d'arte. La visita in città si concentra tutta nel centro storico, l'antico borgo, con il suo tessuto di vicoli e viuzze e le case basse dominate dall'imponente palazzo principesco che, in una delle sue 365 stanze, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, di passaggio durante la spedizione risorgimentale. Si consiglia di giungere in paese dall'ingresso sud, seguendo la statale 121 provenendo da Enna, per dirigersi subito all'antica Piazza della Granfonte, la monumentale fontana barocca da cui sgorga acqua attraverso 24 cannelle. Accanto, la prima chiesa del paese (dedicata alla Madonna del Carmelo) dove ancora è conservata una pietra miracolosa che pare abbia salvato Leonforte dalla peste del Seicento. Risalendo la ripida via Garibaldi, dopo una sosta alla Chiesa Santo Stefano riconoscibile dal cono mosaicato del suo campanile, si giunge fino alla Chiesa Madre. Qui, oltre alcune tele di notevole valore artistico, vengono conservati paramenti sacri in preziosissima seta interamente lavorati a mano. Di fronte, il Palazzo principesco dei Branciforti. Quasi attaccata al palazzo, la chiesa dedicata a Sant'Antonio. Dal Palazzo Branciforti, percorrendo il corso Umberto, si incontra dopo un centinaio di metri la rotonda piazza Margherita, dominata da una bellissima scalinata che si eleva quasi in verticale. Dopo averla risalita per intero ci si trova davanti la chiesa dedicata a San Giuseppe con affreschi del Borromans. Ma la visita più interessante è quella al convento dei Cappuccini. I frati, fin dal Seicento, sono stati i custodi di alcune preziosissime tele, tra cui un trittico del Beato Angelico (trafugato) e una bellissima pala di Pietro Novelli che raffigura l'elezione di Mattia Apostolo e che sovrasta un incantevole tabernacolo ligneo realizzato da frate Angelo da Mazzarino. Ai piedi dell'altare una lapide in bronzo svela la dimora eterna del Principe Branciforti, nella navata accanto un monumentale sarcofago di marmo nero custodisce invece le spoglie della Principessa Caterina. Meritano una visita anche le chiese dedicate a Maria Santissima Annunziata, Maria della Mercede, Santa Croce e San Francesco.

Leonforte - Cenni storici

La presenza dell'uomo sul territorio di Leonforte risale al paleolitico superiore. Tracce del periodo neolitico si trovano sul monte Altesina, nella zona Bozzetta o Guzzetta in contrada Mongiafora. Un antichissimo insediamento umano sul monte Cernigliere è documentato da grotte e da una necropoli. Tale insediamento nel IV secolo a.C. si spostò più a valle presso le sorgenti del fiume Crysas dove, probabilmente, venne fondata l'antica città sicula di Tabas Tavaca. Essa può essere considerata il nucleo primordiale su cui è sorta l'odierna Leonforte. Durante il periodo bizantino ed in seguito di quello arabo,poco lontano, fu edificato un castello detto Tavi, e si formò un casale nelle sue vicinanze. Con la conquista normanna il feudo passò da un signorotto all'altro fino a quando, durante la dominazione aragonese, a seguito della estensione in Sicilia del diritto di ereditarietà dei feudi , Nicolò Placido Branciforti, principe di Butera, conte di Raccuja, ricevette in eredità il feudo di Tavi. Certamente l'abbondanza d'acqua, ma anche il clime mite e la fertilità dei campi, indussero il principe a scegliere questo luogo per far sorgere un nuovo insediamento abitativo e popolarlo con il nome di Leonforte.

Leonforte, dunque, fu fondata nel 1610 dal barone di Tavi N. Placido Branciforti sul cui stemma gentilizio troneggiava un leone coronato d'oro. Il nome Leonforte fu scelto per eternare la stirpe dei Branciforti nella cui storia si racconta di un tale Obizzo che, nell'anno 802, quando Carlo Magno guerreggiava contro i Longobardi, si trovava nell'esercito carolingio in qualità di alfiere porta bandiera. Nella battaglia fu assalito da tre nemici che gli mozzarono le mani nell'intento di impossessarsi della bandiera. Obizzo, tuttavia, abbracciò con i moncherini la gloriosa insegna e resistette fino all'arrivo dei soccorsi. Carlo Magno, ammirandone il coraggio, lo ricompensò ordinando che la famiglia di lui, da branchis fortibus, assumesse il nome di Branciforti e che lo stemma gentilizio fosse un leone con una corona d'oro e due zampe mozze che con i moncherini sostiene l'orifiamma spiegata con tre gigli. ( Fonte: Guida ragionata alla città di Leonforte - Edito nell'anno 2005)

Di origini non antichissime, Leonforte deve la sua fortuna al principe Nicolò Branciforti che, nel Seicento, oltre a fondarla l'ha resa prospera e ricca d'arte. La visita in città si concentra tutta nel centro storico, l'antico borgo, con il suo tessuto di vicoli e viuzze e le case basse dominate dall'imponente palazzo principesco che, in una delle sue 365 stanze, ha ospitato Giuseppe Garibaldi, di passaggio durante la spedizione risorgimentale. Si consiglia di giungere in paese dall'ingresso sud, seguendo la statale 121 provenendo da Enna, per dirigersi subito all'antica Piazza della Granfonte, la monumentale fontana barocca da cui sgorga acqua attraverso 24 cannelle. Accanto, la prima chiesa del paese (dedicata alla Madonna del Carmelo) dove ancora è conservata una pietra miracolosa che pare abbia salvato Leonforte dalla peste del Seicento. Risalendo la ripida via Garibaldi, dopo una sosta alla Chiesa Santo Stefano riconoscibile dal cono mosaicato del suo campanile, si giunge fino alla Chiesa Madre. Qui, oltre alcune tele di notevole valore artistico, vengono conservati paramenti sacri in preziosissima seta interamente lavorati a mano. Di fronte, il Palazzo principesco dei Branciforti. Quasi attaccata al palazzo, la chiesa dedicata a Sant'Antonio. Dal Palazzo Branciforti, percorrendo il corso Umberto, si incontra dopo un centinaio di metri la rotonda piazza Margherita, dominata da una bellissima scalinata che si eleva quasi in verticale. Dopo averla risalita per intero ci si trova davanti la chiesa dedicata a San Giuseppe con affreschi del Borromans. Ma la visita più interessante è quella al convento dei Cappuccini. I frati, fin dal Seicento, sono stati i custodi di alcune preziosissime tele, tra cui un trittico del Beato Angelico (trafugato) e una bellissima pala di Pietro Novelli che raffigura l'elezione di Mattia Apostolo e che sovrasta un incantevole tabernacolo ligneo realizzato da frate Angelo da Mazzarino. Ai piedi dell'altare una lapide in bronzo svela la dimora eterna del Principe Branciforti, nella navata accanto un monumentale sarcofago di marmo nero custodisce invece le spoglie della Principessa Caterina. Meritano una visita anche le chiese dedicate a Maria Santissima Annunziata, Maria della Mercede, Santa Croce e San Francesco.

 

 

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