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Meravigliosa sintesi di arte, storia e
paesaggio, la cittadina di Erice conserva praticamente intatto il suo
centro
medievale, perfettamente integrato con la morfologia del monte ed
armoniosamente fuso con la splendida natura circostante.
L'impianto urbano ha perfetta forma triangolare ed è delimitato sul lato
occidentale da mura ciclopiche, interrotte da torrioni e da tre porte
normanne: porta Spada, porta del Carmine e porta Trapani.
A sud-est dell'abitato si trova il bellissimo giardino del Balio,
all'interno del quale svetta il castello Pepoli, costruito in età
normanna e largamente modificato nel
XIX sec. per essere trasformato in villa.
Risale invece al XII sec. il castello di Venere: una tipica fortezza
medievale costruita nell'area ove un tempo doveva sorgere l'antico
santuario di Venere Ericina.
Erice accoglie più di sessanta chiese, alcune delle quali documenti
architettonici di grande pregio e preziosa testimonianza storica: tra
queste la chiesa di San Martino, di San Cataldo, di San Giuliano, di San
Giovanni Battista.
La chiesa di San Giuliano fu costruita dai normanni intorno all'anno
Mille e pesantemente trasformata nel secolo
XVII; interessante per la sua facciata di pietra rosa è adibita oggi
ad aula conferenze e centro culturale.
La fabbrica di San Giovanni Battista è riconoscibile dalla sua cupola
bianca che svetta isolata all'estremità orientale della città; di
origine medievale, fu ricostruita nel '600 e conserva intatto il portale
gotico d'ingresso.
Tra le chiese primeggia la Matrice, dedicata all'Assunta ed eretta nei
primi anni del
XIV sec. cui si aggiunse successivamente il protiro gotico davanti
allo straordinario portale ogivale.
L'interno è stato abbondantemente rimaneggiato e conserva una Madonna
col Bambino in marmo, opera di Domenico Gagini (XV
sec.), ed una ancona marmorea cinquecentesca.
Trecentesco è anche il massiccio campanile isolato della chiesa, merlato
ed ornato di bifore e monofore, di chiara ispirazione chiaramontana.
Il cuore della città è rappresentato dalla piazza Umberto I°, sulla
quale si affaccia il Municipio, che ospita il Museo Cordici.
Nell'atrio del museo si trova l'Annunciazione di Antonello Gagini;
all'interno collezioni di monete e opere pittoriche e
reperti preistorici,
punici e greci, provenienti dalla necropoli ericina. Tra questi la
splendida testina di Afrodite (V sec. a.C.).
Un po' di storia
Di origine mitica, la
città (a quei tempi Iruka) fu abitata dagli
Elimi, che costruirono la cinta muraria e vi eressero il tempio
dedicato al culto di Venere, dea della fecondità e dell'amore.
Alcuni storici identificano gli Elimi con i
Sicani, altri sostengono che essi provenissero dalle coste Liguri,
altri ancora dall'Anatolia dopo la distruzione di Troia. La città
passò alla fine del V sec. ai Cartaginesi e ai Romani con la battaglia
delle Egadi (241 a.C.).
Dopo un periodo di decadenza fu ricostruita dagli
arabi che la chiamarono Gebel-Hamed e dai
normanni per i quali fu Monte San Giuliano.
Nell'antichità Erice fu celebre per il sacro e antico culto pagano di
Venere Ericina (Ibla per i Sicani, Astarte per i
Cartaginesi, Toruc per i Fenici e poi Afrodite per i Greci e Venere
per i Romani) cui era dedicato un tempio dove si praticava la
prostituzione sacra.
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