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"U Liotru", questo simbolo di Catania, assunto in sostituzione di S. Giorgio dal 1239, riassume in sé tutta l'eterogeneità e la complessità della città e della sua cultura, ma contemporaneamente esalta la sua capacità di fondere insieme tutti i residui di domini e civiltà precedenti che con abbondanza si sono succeduti durante il lungo percorso storico. Infatti, Catania ha realmente radici antichissime: fu fondata, secondo Tucidide, nel 729 da coloni greci provenienti da Calcide, nell'Eubea, che, dopo aver fondato Naxos, scacciarono i Siculi e posero le fondamenta di Leontinoi e di Katane, appunto. La colonia dovette essere grande e attiva dal punto di vista commerciale, ed ebbe anche un corpo di leggi elaborato da Caronda nel VI sec., che poi venne adottato da altre città greche. Nel 476 Katane divenne "Aitna" (Etna), per volere del tiranno siracusano Gerone, e dopo alterne vicende Dionigi il Grande riconfermò il dominio siracusano sulla città. Poi vi fu la conquista romana, nel 263 a.C., agli inizi della prima guerra punica, e la successiva espansione della futura colonia (tale dal 21 d.C., sotto Augusto) dal punto di vista economico, territoriale e naturalmente anche culturale. La città si riempì di opere e monumenti pubblici - il Teatro, l'Odeon, i complessi termali...- che furono poi trasformati in cave e chiese con l'avvento del Cristianesimo. Non si sa esattamente quando questo si diffuse a Catania, ma sicuramente già nel III secolo doveva avere un grande seguito, visto che nel 251 è datato il martirio di Agata, poi assunta dalla città come patrona. A questo punto possiamo effettivamente analizzare l'emblematico "Liotru". I segni cristiani in cima all'obelisco: la palma, l'ulivo, la croce, la scritta agatina MSSHDPL, comunemente interpretata come "mente sana e casta per l'onore di Dio e per la libertà della patria", che si contrappongono all'obelisco, che la tradizione vuole come meta del circo, o che rimarca il tradizionale carattere dell'elefante stesso. Infatti, come è spiegato sul retro della fontana, "u Liotru", o "Diotru", vuole richiamarsi a Eliodoro, mitico mago, che con i suoi prodigi sfidava la potenza del Cristianesimo, e che fu sconfitto dal vescovo S. Leone il Taumaturgo (VIII sec. ), il quale lo trascinò entro un fuoco misterioso, uscendone da solo illeso. Probabilmente l'elefante, realizzato in pietra lavica, è di fattura bizantina; ed infatti, dopo le invasioni dei Vandali nel V secolo, Catania passò per tre secoli sotto il dominio bizantino, cui seguì la dominazione degli Arabi, i quali, sempre per richiamarci alla nostra fontana, chiamarono Catania proprio "Balad-el-fil", o "Medinat-el-fil", ossia "città dell'elefante". Nel XI secolo essi cedettero la città ai Normanni, ed il Gran Conte Ruggero creò nuove strutture religiose ed ecclesiastiche. Inizia in questo periodo la costruzione della Cattedrale e del Castello Ursino. Nel 1169 la città è distrutta da un terribile terremoto, ma passati appena trent'anni riappare vitale quasi come prima. Con Federico II diventa città regia e dal 1240 Comune. Nel 1295 Federico d'Aragona viene proclamato re di Sicilia, e per i successivi quattro secoli la città resta sotto il dominio spagnolo; durante questo periodo si verifica un'ulteriore crescita ed espansione, ma dopo la "scoperta" dell'America e il successivo decadimento dei commerci nel Mediterraneo, Catania perse gran parte della sua secolare importanza commerciale. Nel '600 si succedettero rivolte popolari, crisi economiche e culturali, carestie, epidemie, eruzioni, e, quasi come colpo di grazia, il terribile terremoto della notte dell'11 gennaio 1693, che rase quasi tutta la città ma "Risorgere" sarebbe stata la parola d'ordine dei catanesi. Erano rimasti in piedi, infatti, soltanto le absidi della Cattedrale, il Castello, qualche porzione delle mura e poche altre cose. Ma Catania non si arrende e inizia subito la sua ripresa, anzi, la sua rinascita, perchè è proprio allo stile monumentale del '700 che dobbiamo l'aspetto della città quale oggi vediamo nel centro storico. L'ardua impresa di ricostruzione venne affidata a Giuseppe Lanza, duca di Camastra, il quale decise di ricostruire la città sullo stesso luogo, per non abbandonare le fortificazioni, e stabilì un nuovo tracciato cittadino, che prevedeva strade larghe, regolari, perpendicolari tra loro e intervallate da frequenti piazze, proprio per diminuire i pericoli in caso di attività sismica e vulcanica. Grazie al cospicuo contributo di grandi e ricche famiglie (tra cui quella del duca di Biscari), della Chiesa, degli ordini religiosi (in particolar modo i Benedettini), e anche con un ingente aiuto da parte della popolazione, potè avviarsi il grandioso progetto che portò alla rinascita della città dal punto di vista architettonico, urbanistico e culturale. E' questo, infatti, il periodo in cui viene montata la nostra fontana (esattamente nel 1736 su progetto del Vaccarini), ed inizia la ricostruzione della Cattedrale, la costruzione di molti palazzi nobiliari, delle chiese di via Crociferi, di quella di S.Francesco, della Collegiata...dell'Università, che, insieme con il Museo e la Biblioteca del duca di Biscari, fa di questo luogo un centro culturale di altissimo livello. Dal 1713 al 1720 la città fu sotto il dominio dei Savoia, poi, sino al 1734, sotto gli Austriaci, Particolare del Palazzo dei Chierici, di fronte al Palazzo del Municipio

infine si affermò il dominio dei Borboni, sotto i quali, a partire dal 1817, Catania diventò capoluogo di provincia, alterando l'antica gerarchia siciliana che vedeva in cima Palermo e Messina. Il XIX e il XX sono i due secoli in cui meglio viene ridefinita l'economia e la cultura della città e nell'Ottocento vi nascono personaggi di spicco quali Bellini, Verga, Capuana, Musco, Martoglio... Sono, inoltre, questi due secoli di boom demografico: se agli inizi dell'800 ai piedi del nostro "Liotru" passavano soltanto 40 mila persone, nel 1861 esso ne vedeva dalla sua alta postazione quasi 70 mila, nel 1880 90 mila, 150 mila nel 1900, ed infine sono 363 mila oggi coloro i quali lo osservano ammirati.

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